Una Singer in dono

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Isaac Merrit Singer, nato a Pittstown, cittadina dello stato di New York, appassionato di teatro, ma costretto ai più disparati lavori, trovò la sua strada grazie al padrone di casa, Orson Phelps, fabbricante di macchine da cucire di Boston, progettate da Blodgett, ben fatte, ma non sempre efficienti.

Singer si offrì di migliorarle, siamo nel 1840. Grazie alla sua abilità di meccanico e a un finanziamento concessogli da G. B. Ziebek che voleva prender parte all’affare, Singer si sforzò di semplificare il meccanismo in modo da realizzare una macchina compatta, sicura ed economica.

Ecco il racconto dello stesso Singer:

“Era il 1850 e, giusto in quell’epoca, avevo ottenuto il brevetto per una macchina da cucire e credo sia stato proprio Phelps che mi fece osservare che se fossi riuscito a costruirne una più pratica, mi sarei procacciata una fortuna. La notte, riflettendo bene sull’affare, mi convinsi che avrei potuto rendere la mia macchina praticamente applicabile ad ogni sorta di lavoro. Il giorno dopo mostrai a Phelps ed all’amico Ziebek uno schizzo rudimentale della macchina che mi proponevo di costruire. Essa si componeva di un tavolo per sostenere orizzontalmente la stoffa, invece dell’apparecchio verticale di Blodgett, di un compressore verticale per tener fermo il tessuto e di un braccio per reggere il compressore ed il supporto dell’ago. Phelps e Ziebek si convinsero della riuscita del mio progetto; Ziebek mi offrì quaranta dollari per costruire il modello della macchina, Phelps di aiutarmi con tutti i mezzi del suo laboratorio a condizione che se la prova riuscisse ne avremmo divise in parti uguali gli utili. All’ora mi posi all’opera, lavorando giorno e notte, dormendo solo tre o quattro ore sulle ventiquattro e mangiando una sola volta al giorno, poiché sapevo che la macchina doveva compiersi coi quaranta dollari oppure smettere di costruirla. In capo ad undici giorni essa era compiuta. La sera, verso le nove, assemblati tutti i pezzi, la provammo. Ahimé essa non cuciva! Gli operai, sfiniti dal lavoro pressoché incessante, dichiararono la mia macchina un fiasco e l’uno dopo l’altro mi abbandonarono. Ziebek ed io, scoraggiati, verso mezzanotte, partimmo per tornarcene a casa, e per strada ci sedemmo su una catasta di sassi. Discorrendo, Ziebek mi fece osservare che le maglie aperte del filo rimanevano al di sotto della stoffa. Ciò mi ricordò che avevamo dimenticato di aggiustare la tensione del filo. Tornammo indietro e provammo la macchina che questa volta cucì cinque punti perfettamente, poi il filo si spezzo. Ciò però bastava.”

L’anno dopo realizzò e brevettò la macchina da cucire a pedale, montata su un tavolino con basamento in fusione di ghisa, la stessa che potete ammirare nel nostro negozio. Ci è stata donata dal Signor Diego Garzìa, di Firenze, al Quale rivolgiamo un caro saluto e il ricordo di Sua nonna materna, la Signora Maria Fregosi Bruzzo, che per tanti anni ha premuto sul pedale della propria Singer.

 

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